Il Governo sta per mettere mano al Codice dell’Amministrazione Digitale, una legge importante che riguarda tutti noi cittadini, famiglie e imprese. Con una nuova delega – cioè un’autorizzazione data al Governo – sarà possibile riscrivere, aggiornare e semplificare le regole digitali che gestiscono il nostro rapporto con la pubblica amministrazione, da come accediamo ai servizi online a come vengono usati i nostri dati.
L’obiettivo è rendere tutto più semplice, veloce, trasparente e soprattutto digitale, anche se rimangono alcune incognite. Il punto centrale riguarda l’identità digitale: oggi usiamo SPID e CIE, ma domani potremmo avere un portafoglio elettronico europeo (chiamato wallet EUDI), valido in tutta l’UE.
La nuova legge dovrebbe aiutare a fare questo passaggio, ma al momento si parla solo dell’uso di questa identità per i servizi pubblici, lasciando fuori quelli privati, come banche o compagnie telefoniche: un problema che rischia di complicare, anziché semplificare. Altra questione delicata è l’introduzione di firme elettroniche gratuite nel wallet, che potrebbero mettere in difficoltà i fornitori italiani di questi servizi, già molto apprezzati e professionali. Se poi aziende straniere dovessero offrire queste firme gratis per attirare clienti, senza regole precise, si rischia di favorire solo i grandi colossi del digitale.
Un altro punto importante della riforma è il principio del “once only”, che significa che i cittadini non dovrebbero più consegnare sempre gli stessi documenti alla Pubblica Amministrazione: se un ente li ha già, li deve condividere con gli altri uffici. Questo principio esiste già dal 2016 ma in pratica viene spesso ignorato, e la speranza è che ora si passi finalmente ai fatti. Però manca ancora una cosa: non sono previste sanzioni per le amministrazioni che non rispettano queste regole. Infine, resta un problema pratico: tutte queste novità dovrebbero essere fatte senza spendere un euro, salvo che non vengano trovati fondi in fase di attuazione.
Ma davvero si può pensare di rivoluzionare il digitale in Italia a costo zero? La questione è aperta, e sarà importante seguire passo dopo passo l’evoluzione di questa riforma, che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui ci relazioniamo con lo Stato attraverso la tecnologia.Per qualsiasi informazione o supporto, potete contattare Assoconfam:
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