Le tariffe doganali fanno impennare i prezzi

Negli Stati Uniti le nuove tariffe doganali introdotte dall’amministrazione Trump stanno iniziando a farsi sentire direttamente nei portafogli delle famiglie. In un primo momento le grandi aziende avevano assorbito buona parte dei rincari per evitare scossoni ai consumatori. Ora però, secondo vari economisti, la fase di “ammortizzazione” è finita: i listini al dettaglio iniziano a salire e l’impatto pieno sarà percepito nel giro di meno di un anno.

Un’analisi di un importante centro di ricerca stima che, entro il 2025, la pressione derivante dalle nuove tariffe equivalga a un prelievo indiretto di circa 2.400 dollari l’anno per nucleo familiare. Se la Federal Reserve dovesse intervenire modificando i tassi di interesse, la perdita media potrebbe ridursi a 2.100 dollari, ma il conto rimarrebbe comunque salato.

Tra i settori più esposti ci sono gli arredi e i giochi per bambini, dove i costi di importazione sono già in rialzo. Alcuni colossi del largo consumo hanno comunicato che, a partire da agosto, aumenteranno i prezzi su una parte significativa dei loro cataloghi. Anche i marchi dell’abbigliamento sportivo, della grande distribuzione e dell’utensileria hanno annunciato ritocchi verso l’alto.

Il settore alimentare non è stato risparmiato. Si calcola che circa tre quarti dei prodotti alimentari d’importazione subiranno rincari, con picchi per bevande alcoliche, prodotti da forno, pesce, caffè e birra. Alcuni partner commerciali, come Canada e Messico, godono di parziali esenzioni, ma per la maggior parte dei Paesi le nuove tariffe comportano rialzi inevitabili.

Le prime stime parlano di un incremento medio del 3,4% nei prossimi due anni per gli alimenti in generale, e di oltre il 7% per i freschi nell’immediato. Nei caffè bar già si notano adeguamenti di listino: alcuni marchi di caffè venduti nei supermercati hanno registrato rincari superiori al 15% in poche settimane, complice la forte esposizione alle forniture provenienti da Brasile, Vietnam e Colombia.

L’abbigliamento e le calzature, importati in gran parte dall’Asia e dall’America Latina, si preparano a rincari importanti. Per i prodotti in pelle si parla di un aumento medio del 40% a breve termine, mentre i tessili potrebbero crescere di circa il 19%.

Il comparto tecnologico non è immune: computer e dispositivi elettronici già oggi costano più dello scorso anno e, secondo le previsioni, i prezzi potrebbero lievitare di oltre il 18% entro due anni.

Anche il settore automobilistico paga lo scotto dei dazi. L’acquisto di una vettura nuova potrebbe costare in media quasi 6.000 dollari in più rispetto a oggi nel breve periodo, e circa 4.500 nel lungo termine, a causa dell’aumento dei componenti e dei veicoli finiti importati.

Il governo sostiene che le nuove tariffe stimoleranno la produzione interna, ma la realtà è che non tutti i beni possono essere facilmente sostituiti da produzioni domestiche — basti pensare al caffè o a determinati frutti tropicali. In mancanza di alternative, l’effetto è semplice: prezzi più alti e minore capacità di spesa per milioni di famiglie americane.

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