App Immuni: finalmente attiva

L’app. Immuni è un progetto ideato per gli smartphone con il sistema operativo iOS e Android, che ha come scopo aiutare la popolazione a combattere la pandemia COVID-19, mediante la notifica di un avviso agli utenti che si è verificato un contatto rischioso e che potrebbero essere portatori del virus anche quando sono asintomatici.

L’app procede a raccomandare gli utenti a rischio su cosa fare, così l’utente potrà ricevere le cure più appropriate e ridurre la probabilità di sviluppare gravi complicanze. 

Nessuno utente, perché utilizza l’app verrà sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, senza una precisa diagnosi medica. L’app non sostituisce il sistema sanitario nazionale.

La progettazione e lo sviluppo di Immuni deve rispettare cinque principi: utilità, precisione, scalabilità, trasparenza e privacy.

Sull’app immuni si è discusso molto, ogni giorno leggiamo sui giornali opinioni discordanti. Perché ci spaventa così tanto Immuni? Sarà in grado di tutelare la nostra Privacy? Quanti saranno coloro che volontariamente decideranno di scaricarla? Quanti invece saranno angosciati dall’idea di essere controllati e di rinunciare ad una parte della loro privacy?

L’app Immuni è made in Italy, sviluppata dalla Società italiana Bending Spoon con sede a Milano. Ma come funzionerà?

Immuni utilizza un sistema di tracciamento dei contatti chiamato Bluetooth Low Energy. In altri termini quando due utenti si avvicinano l’uno all’altro per un tempo sufficiente (la distanza è pochi metri per 5 minuti), i loro dispositivi registrano reciprocamente nella loro memoria locale un codice, chiamato identificatore di prossimità mobile. Questi identificatori sono generati da chiavi temporanee crittografate che vengono generate casualmente e cambiano una volta al giorno.

Un contatto che dura solo un paio di minuti e si verifica a diversi metri di distanza sarà generalmente considerato a basso rischio.

La società precisa, altresì, che la stima della distanza potrebbe essere soggetta a errori. In effetti, l’attenuazione di un segnale Bluetooth Low Energy dipende da fattori come l’orientamento dei due dispositivi l’uno rispetto all’altro e gli ostacoli (compresi i corpi umani) che si trovano nel mezzo. 

Sebbene lo sfruttamento di queste informazioni sia probabilmente utile per aumentare l’accuratezza delle valutazioni di Immuni sul rischio di contagio, con qualche frequenza si verificheranno valutazioni errate.

Immuni, non utilizza alcun dato di geolocalizzazione, compresi i dati GPS. Quindi, mentre l’app sa che il contatto con un utente infetto è avvenuto e quanto è durato, e può stimare la distanza che separa i due utenti, non può dire dove si è verificato il contatto, né le identità di coloro che sono coinvolti.

Se un utente risulta positivo al COVID-19 ed ha scaricato l’applicazione, ha la possibilità di caricare su un server le sue recenti chiavi di esposizione temporanea. Questa operazione potrà avvenire solo con l’ausilio di un operatore sanitario autenticato (dovrà essere prima stabilito un apposito protocollo da parte del Ministero della Salute).

Oltre alle chiavi di esposizione temporanee, l’app Immuni invierà anche al server alcuni dati di analisi che includono informazioni epidemiologiche e tecniche, allo scopo di aiutare il Servizio Sanitario Nazionale a fornire un’assistenza efficace agli utenti, in conformità con l’art. 6.2.b e 6.3 del Decreto Legge 28/2020.

Il responsabile del trattamento è il Ministero della Salute ed i dati saranno archiviati su server situati in Italia e gestiti da entità controllate pubblicamente.

Qualche giorno fa il Garante della Privacy ha espresso parere positivo sull’app Immuni, quindi oggi possiamo dire che è rispettosa della nostra privacy dato che non raccoglie dati personali che rivelerebbero l’identità dell’utente, come nome, età, indirizzo, e-mail o numero di telefono dell’utente.  L’App ci chiede solo di inserire la provincia in cui viviamo.

Molte delle App che scarichiamo ogni giorno ci chiedono di accedere alle foto, ai contatti, alla nostra posizione, al microfono, senza che ci accorgiamo non sono affatto rispettose della nostra privacy e in alcuni casi sono pericolose e dannose.

Siete curiosi di sapere quali app non la rispettano? Potete visitare questo sito internet del Dipartimento delle informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DIS) al seguente link:  https://csirt.gov.it/home

In questo difficile contesto, il contributo dell’innovazione tecnologica può essere davvero così decisivo per la nostra salute?

Non è semplice rispondere a questa domanda e solo quando l’App sarà funzionante molti dubbi potranno essere sciolti. Non possiamo nascondere l’ansia che potrebbe accompagnare la notifica di una potenziale trasmissione della malattia. Non possiamo non tenere conto che un numero troppo elevato di falsi positivi, determinerebbe la perdita di fiducia nell’app da parte degli utenti e l’interruzione del loro utilizzo. 

Ecco come si presenterà fisicamente l’app immuni una volta scaricata:

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