Chilometro zero: un valore aggiunto

Sui social e sui media quando si parla di alimentazione si fa spesso, erroneamente, riferimento al chilometro zero come sinonimo di filiera corta. In realtà non è così. E il rischio è che dietro all’uso disinvolto di questi termini si possano creare equivoci e fraintendimenti a danno del consumatore. E’, quindi, indispensabile porsi, fin dal principio, l’interrogativo: «Chilometro zero e filiera corta, quale differenza c’è?»

Tuttavia, da qualche tempo il dibattito sull’importanza dell’attenzione che il consumatore deve rivolgere alla provenienza del cibo che acquista e che mangia ha visto l’ingresso di una nuova definizione: il “Chilometro vero”, secondo il quale non è la distanza il fattore determinante, ma la totale “trasparenza” della filiera di produzione, unico fattore capace effettivamente di assicurare qualità e sicurezza ai consumatori.

A sostegno di questa tesi molti economisti le cui critiche al chilometro zero sono state rilanciate anche da un recente studio del DEFRA (ministero dell’ambiente e dell’agricoltura britannico) realizzato per verificare l’effettiva utilità del food mile — corrispondente britannico del chilometro zero — come indice di sostenibilità ambientale.

Ne parliamo venerdì 30 aprile alle ore 18.00 con il dottor Roberto Scacchi, Presidente di Legambiente Lazio.

L’evento sarà visibile sulle pagine Facebook di Assoconfam e Asso.Cons.Italia oltre che sul canale Youtube di Assoconfam.

A cura della Dott.ssa Simona Costamagna

Valentina Calò
Valentina Calò

Laureata in Lettere e Filosofia, con specializzazione in comunicazione d'impresa marketing e web alla Lumsa di Roma; lavora in Assoconfam da Settembre 2020 come collaboratrice nel settore della comunicazione.

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