L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA INQUINANTE DEL WEB

L’insostenibile leggerezza inquinante del web
di Alessandro Stirpe

Non è propriamente un argomento tabù o un tema proibito, eppure, non se parla: il fenomeno dell’inquinamento prodotto da Internet, rimane troppo in sordina per essere qualcosa che interessa tutti.

Già, chi di noi al mattino non controlla la casella di posta email? Quante volte al giorno ricerchiamo su un motore di ricerca un sito, facciamo una teleconferenza, scambiamo messaggi, ci colleghiamo a una piattaforma streaming o premiamo con un meritato cuoricino l’ultimo reel sui cuccioli del nostro amico??

Secondo Internet Live Stats – che monitora in tempo reale i numeri della rete nel mondo – vengono inviate all’incirca 2,7 milioni di mail al secondo, 227 miliardi ogni giorno, mentre proprio Mark Zuckerberg, con un’espressione vagamente simile a quella di Paperon dei Paperoni mentre si tuffa in un mare d’orato di monete, dichiara che su Whatsaap sarebbero inoltrati più di 100 miliardi di messaggi al giorno.

Questo significa che tutti – ma proprio tutti, tutti, tutti – ne inviamo da 15 a 50 al giorno.

Ora, la questione interessante, è che quell’apparentemente innocuo “click” su “invio”, poi tanto innocuo non è.

Le tecnologie digitali – stando al report della Royal Society 22 – moltiplicano per tre le emissioni di tutto il traffico aereo mondiale.

Messaggio ricevuto? Due spunte blu attive??

Appurato ciò, è legittimo domandarsi: “ma come può uno smile, diventare CO2?”

Ci diventa, eccome: immaginiamo che tutti i file audio, video, immagini, pagine di siti web, etc esistenti siano degli oggetti. Ora, questi oggetti, sono poggiati su degli scaffali di immensi armadi (i server) e ogni volta che ne “vogliamo” uno, questo comincerà un viaggio, da indirizzo IP a indirizzo IP, che lo porterà sul nostro dispositivo.

Il “carburante” per effettuare questo spostamento, è l’energia. Ed è esattamente in questa fase, che si produce inquinamento reale. La mole di polluzioni web, nasce principalmente dai “data center” dove vengono conservati indispensabili dati e processi di gestione, e genera un impatto – secondo il Global Carbon Project – di ben 1.850 milioni di tonnellate di CO2 in un anno.

Siamo dunque davanti un altro dei nostri tanti punti di non ritorno, o c’è ancora la possibilità di invertire la tendenza? Adieu Internet, bentornata età della pietra?

Come sempre, dipende da noi: conservare l’impronta ambientale in rete è molto semplice, basta seguire piccoli accorgimenti che – se usati sempre e collettivamente – possono certamente fare una bella differenza (soprattutto nel lungo termine).

Per esempio: evitare il sovraccarico dei server, disattivando l’autoplay, comprimere le dimensioni dei file, selezionare accuratamente le newsletters, memorizzare gli indirizzi ai quali accedi quotidianamente, crea scorciatoie e buona navigazione.. sostenibile!!

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