Emergenza Covid-19: Fase 2, la ripresa confusa e infelice del Governo Conte

“Ci aspettavamo maggiore determinazione e chiarezza, afferma Pino Bendandi presidente Assoconfam, visto la mole di esperti messa in campo.

Non possiamo continuare a nasconderci, ma dobbiamo imparare a convivere”.

Abbiamo seguito con molta attenzione la conferenza stampa del Presidente del Consiglio, nella quale comunicava alla nazione le misure e le tempistiche per la ripartenza dopo la chiusura totale del Paese. Certamente le aspettative erano molto elevate, ma la delusione è stata altrettanto intensa.

Anche la successiva lettura del provvedimento ha lasciato l’amaro in bocca per una mancata opportunità di fare bene a questo paese e ai suoi concittadini.

Intendiamo contestare a questo Governo e al suo Presidente del consiglio la totale mancanza di adeguatezza verso la complessa e delicata situazione socio-economico-sanitaria che il paese sta vivendo. Manca una visione del paese, delle sue necessità e delle sue fragilità. Un provvedimento, quello firmato il 26 aprile scorso, che raccoglie una serie di iniziative senza un coordinamento e senza obiettivi.

Con questo nostro comunicato intendiamo proporre una visione e una serie di iniziative a favore di cittadini e consumatori che consideriamo completamente assente in questo provvedimento.

Crediamo sia necessario guardare al paese Italia avendo di fronte l’orizzonte di una società complessa e fragile che va focalizzata su tre grandi aree: la salute, il lavoro, il sociale.

  • Salute: è importante definire con attenzione e precisione un piano di sicurezza che ci permetta di con-vivere con il Covid-19 fino alla produzione e distribuzione di un vaccino che protegga in modo globale tutta la popolazione. Abbiamo bisogno di protocolli chiari e condivisi dalla comunità scientifica di come si possa vivere, senza abbassare la guardia, con la presenza del virus. Un piano di mappatura che determini coloro che sono infettati da chi non lo è, usando anche la tecnologia necessaria e permettendo di isolare immediatamente i focolai che possono venirsi a creare.
  • Lavoro: gli italiani hanno bisogno di riprendere a lavorare. Non hanno bisogno solo di sussidi, seppur necessari in questo lungo momento di stallo. Tutte le attività lavorative, in particolare quelle piccole, sono in estrema sofferenza. È necessario approntare un piano dettagliato e preciso di riapertura, che rispetti i protocolli scientifici, ma che allo stesso tempo permetta di riprendere tutte le attività. È necessario un piano che permetta, in sicurezza, la ripresa delle attività commerciali ed educative.
  • Sociale: da questo provvedimento è completamente esclusa la vita sociale delle persone. Certamente la distanza fisica è necessaria a contenere e tutelarsi dall’infezione, è però altrettanto necessario, sostenere e incentivare la vita sociale che, con modalità sicuramente differenti da qualche mese fa, va riattivata e sostenuta. La tenuta psicologica delle persone passa dal riappropriarsi di una quotidianità che vuol dire poter accompagnare i figli a scuola o all’asilo; poter frequentare e partecipare alle funzioni religiose di qualsiasi credo; poter riprendere le attività sportive, ricreative e di socializzazione. Certo con cautela e soprattutto con un piano strategico che sia elaborato intrecciando il valore della salute con quello del lavoro.

Non bastano solo i bonus o i prestiti, afferma Pino Bendandi, presidente Assoconfam, a far ripartire il paese, ma il permettere e guidare le persone a riprendersi la salute, il lavoro e le relazioni. Solo così usciremo da questa profonda crisi”. Sulle misure economiche attendiamo il relativo decreto, quello che qui chiediamo al Governo è una strategia chiara, precisa, che conduca le persone verso la ripresa delle loro attività. Non possiamo continuare a nasconderci, dobbiamo imparare a convivere. Siamo disposti a metterci in gioco con proposte concrete.