Lo stigma del peso: una spiegazione semplicistica ad un problema complesso

di Perla Margherita Amodio, psicoterapeuta – Ass. Le metamorfosi aps

Il mondo scientifico è unanime nel definire l’obesità come una malattia che ha una base multifattoriale e che necessita di cure multidisciplinari a lungo termine. Purtroppo, ancora oggi, la narrativa pubblica e i sistemi sanitari ritengono invece che essa sia legata alla responsabilità dell’individuo e della sua forza di volontà.

Cosa succede oggi sul tema dell’obesità?

La maggior parte delle strategie attualmente impiegate per affrontare il fenomeno si basano, nel migliore dei casi, sulla prevenzione e sulla prescrizione di dieta e attività fisica, lasciando sempre però l’iniziativa all’individuo. Questa modalità d’azione, tuttavia, non produce gli effetti sperati, visto il tasso di obesità in aumento e vista la minima quantità di persone che riescono a mantenere gli eventuali obiettivi raggiunti (Sbraccia et al. 2020), ma produce ulteriori effetti negativi che rendono la battaglia delle persone affette da obesità ancora più faticosa, e non solo per loro.

Lo stigma percepito, vissuto e/o interiorizzato è una spiegazione semplicistica a un problema complesso e genera effetti decisamente controproducenti sulla riduzione della perdita di peso, oltre a produrre un decisivo abbassamento della salute psicofisica generale delle persone a prescindere dal peso! Questo significa che lo stigma produce l’effetto opposto rispetto a ciò che sarebbe necessario e che, paradossalmente, si vorrebbe ottenere.

Il ruolo di una comunicazione adeguata

Secondo la ricerca scientifica, bisognerebbe cambiare punto di vista, spostando l’attenzione dal controllo del peso alla promozione della salute e a quei comportamenti che la favoriscano. Un indice di massa corporea (IMC) alto non è fonte di per sé di malattia. Lo sono piuttosto le abitudini malsane. La salute è la risultante di corrette abitudini alimentari, igieniche, adeguata attività fisica e benessere psicologico; quindi queste, e solo queste, dovrebbero essere al centro dell’attenzione, piuttosto che il peso in sé.

Migliorare la qualità di vita della popolazione significa anche produrre, tra le altre cose, un cambiamento del modo di comunicare a livello governativo e dei media. Soprattutto, il personale sanitario deve essere opportunamente formato, in modo da spostare la propria attenzione dal peso alla salute, concentrando i propri sforzi su obiettivi raggiungibili e sostenibili. 

Il modo di comunicare deve essere modificato utilizzando un linguaggio che sia rispettoso del paziente e dia precedenza alla persona (person-first language) piuttosto che alla patologia con la quale il paziente potrebbe finire per identificarsi.

Il personale sanitario, sempre secondo alcune ricerche, oltre a dover curare la scelta della terminologia da usare dovrebbe anche preoccuparsi di creare un ambiente accessibile e inclusivo per tutti, anche per coloro che sono caratterizzati da un peso corporeo maggiore. Quindi, ad esempio, dovrebbero procurare sedie o lettini adeguati, che non mettano la persona in difficoltà o a disagio a causa del suo corpo.

La situazione italiana in merito ai servizi offerti

Per ciò che riguarda la situazione italiana, con l’approvazione della mozione del 13 novembre 2019, il governo ha identificato i punti principali per migliorare la salute dei cittadini e questi riguardano in sintesi:

  • un monitoraggio dell’attuazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) con specifico riferimento alle malattie associate all’obesità;
  • l’implementazione di un Piano Nazionale sull’Obesità che aiuti a promuovere interventi basati su un approccio multidisciplinare integrato e personalizzato, centrato sulla persona con obesità e orientato a una migliore organizzazione dei servizi e a una piena responsabilizzazione di tutti gli attori dell’assistenza;
  • prevedere linee guida inerenti ai «primi 1.000 giorni di vita» del bambino; favorire la formazione e l’informazione non solo del personale sanitario, degli educatori e dei genitori ma di tutta la popolazione;
  • disciplinare al meglio la comunicazione pubblicitaria specie per i bambini e l’industria alimentare con particolare riguardo ai prodotti per l’infanzia e l’adolescenza.

L’obiettivo delle istituzioni quindi, secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), dovrebbe essere favorire la salute facendo in modo che “le scelte salutari siano le scelte più semplici”. Quindi, da una parte favorendo l’accesso a trattamenti adeguati e rispettosi delle persone e rendendo semplici e convenienti abitudini di vita che favoriscano la salute come, ad esempio, facilitare l’uso di biciclette incrementando le piste ciclabili, favorire la fruizione di spazi verdi, incoraggiare e rendere facile ed economico il consumo di frutta, verdura, acqua e di cibi non processati; dall’altra parte, tassando e rendendo meno accessibili bevande e cibi altamente processati, ricchi in grassi, zuccheri e alcool, soprattutto nei pressi di scuole o luoghi frequentati da giovani, limitando la pubblicità che induce a mangiare cibo spazzatura.

Le indicazioni sono quindi chiare: bisogna combattere le abitudini di vita malsane non le persone con obesità!

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