Riciclo dei prodotti e riutilizzo

Un consumo critico e consapevole passa sicuramente per l’utilizzo dei prodotti sino alla loro fine naturale, sia in un’ottica economica, sia per applicare in maniera concreta il concetto del “riduci, riusa, ricicla” perno di un’economia basata sulla circolarità delle nostre azioni.

L’economia circolare è, infatti, un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e dei prodotti esistenti. Terminata la funzione originale di un bene, i materiali di cui esso è composto vengono reintrodotti nel ciclo economico, in modo da poter essere riutilizzati all’interno del ciclo produttivo, generando, così, ulteriore valore. 

Per questo è necessario impegnarsi per prolungare la vita dei prodotti che utilizziamo riparandoli, donare loro una seconda vita, attraverso il riciclo e il riutilizzo.

  • La seconda vita dei prodotti
  • Sostituire o riparare un elettrodomestico rotto?
  • Obsolescenza programmata dei prodotti

La seconda vita dei prodotti

Al termine della vita canonica di un prodotto, questo potrebbe continuare la propria esistenza sotto altra forma. Vediamola in un’ottica di affetto, di economicità, di circolarità. Insomma, prima di gettare via un prodotto, facciamo un pensiero se possiamo riutilizzarlo.

Qui daremo qualche spunto, ovviamente non esaustivo, ma che deve aiutarci a stimolare la nostra fantasia e farci rendere conto che, a volte, basta un po’ di tempo, di volontà e di voglia di giocare per recuperare i prodotti che non servono più e recuperare quel mondo antico di tradizioni delle nostre nonne.

I consigli della nonna, appunto, rientrano in quella cultura popolare tramandata per generazioni e che abbraccia tanti ambiti: suggerimenti per la salute, l’alimentazione, il benessere, la pulizia della casa, la bellezza. Certamente rappresentano un valido ausilio per ridurre gli sprechi.

Riutilizzare il cibo, antica indicazione delle nostre nonne. Preparare ricette con gli “avanzi” è, infatti, un antico metodo utilizzato per smaltire il cibo delle feste o del giorno prima, opportunamente conservato. Quest’ultimo con l’aggiunta di pochi ingredienti, veniva, infatti, convertito, creando nuovi piatti tanto golosi da soddisfare i palati più esigenti. Ne sono un esempio le frittate di pasta o il pancotto con polpette.

Qualche idea per riutilizzare alcuni oggetti. I vasi in vetro della passata di pomodoro, i vasetti di cetriolini o i barattoli per la marmellata possono facilmente essere riconvertiti: in maniera artistica e creativa possono essere trasformati in portaposate, contenitori portapasta, portapenne, ma anche vasi per i fiori o per le spezie. Persino trasformare un vecchio asciugamano in un originale tappeto o delle sciarpe in colorate tende, fermate magari da bottoni colorati

Per chi si destreggia con l’arte del taglio e cucito, i jeans inutilizzabili possono, per esempio, trasformarsi sapientemente in borse, sacche o gonne. Gli avanzi di stoffa possono diventare coloratissimi patchwork.

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla moda dei pallet o altri materiali da recupero, trasformati in utili e creativi complementi d’arredo: divani, poltrone, letti, mensole, librerie, armadi.

Sostituire o riparare un elettrodomestico rotto

Quando un elettrodomestico si rompe, possiamo capire quanto ci convenga ripararlo o se, invece, è più vantaggioso acquistarlo nuovo? Vediamo qualche utile consiglio per capire cosa fare.

In linea generale, è sempre bene RIPARARE invece che SOSTITUIRE, perché i nuovi apparecchi possono avere una vita ancora più breve di quelli che sostituiamo.

Intanto, è possibile verificare, chiamando un centro di assistenza autorizzato dal produttore, se sia possibile avere una diagnosi o una stima del tipo di danno senza bisogno di portare l’apparecchio al laboratorio o senza far venire il tecnico a casa. Oggi i tecnici possono in alcuni casi, tramite un software, verificare determinati aspetti di funzionamento o usura a distanza: è il caso ad esempio di una stampante, per la quale basta un collegamento al pc e ad Internet per far visualizzare al tecnico il numero di stampe effettuate (e quindi la vita residua stimata della costosa testina di stampa), il corretto funzionamento del processore ecc.

Tre domande per districarsi.

Prima domanda: quanti anni ha il mio apparecchio? Ne ho fatto un uso intensivo? Ho svolto le manutenzioni ordinarie e seguito correttamente le istruzioni e raccomandazioni del produttore? Quasi sempre è conveniente riparare un apparecchio relativamente giovane e ben mantenuto.

Seconda domanda: ho nuove esigenze che il vecchio apparecchio non soddisfa più? Sono cambiate le mie esigenze familiari? Rientra tra gli elettrodomestici energivori, di classe bassa in termini di efficienza energetica? Se la risposta è sì, si può pensare di sostituirlo.

Terza domanda: si può aggiornare e rendere più performante, cogliendo l’occasione del guasto non solo per ripararlo, ma anche per rinnovarlo e dargli altri anni di vita? È il caso di un PC, che può facilmente vedersi sostituire dei singoli componenti e acquistare efficienza, nuove funzionalità e nuove compatibilità, ma è anche il caso di una lavatrice, che con un nuovo motore potrebbe funzionare ancora per molti anni, velocizzare la sua centrifuga ecc.

Prima di gettare il nostro vecchio prodotto, prendiamoci dieci minuti per valutare come è meglio muoversi.

Obsolescenza programmata dei prodotti

È un caso che elettrodomestici, apparecchiature informatiche, telefoni, ecc. si rompano proprio alla scadenza dei 24 mesi previsti dalla garanzia? È pensabile che ci sia un invecchiamento e quindi un “fine vita” programmato per questo tipo di prodotti. Un fenomeno che prende il nome di “obsolescenza programmata”.

La risposta è: molto probabilmente e verosimilmente… Sì. 

Studi e indagini delle Autorità sono in corso per accertare se, in qualche caso, la vita breve dei prodotti possa essere programmata a priori dal produttore, in modo da indurre il consumatore ad acquistarne di nuovi. Due i tipi di obsolescenza, rispetto alla durata:

  • obsolescenza precoce, stabilendo criteri e parametri per definire una “ragionevole” durata per le varie (tante, tantissime) categorie di prodotti.
  • obsolescenza programmata, nel senso di una deliberata limitazione della durata, determinata dal produttore. Difficile sicuramente da dimostrare essendo le variabili in campo numerose: dalla frequenza di utilizzo, all’ambiente nel quale il prodotto è utilizzato, dalla causa precisa di guasto del componente all’esecuzione regolare della manutenzione ordinaria, al rispetto delle indicazioni del produttore sull’uso corretto del bene.

Beni identici, della stessa marca e modello, data di produzione e serie, possono avere durata anche molto diversa.

In ogni ambito commerciale, al consumatore il mercato offre un ventaglio di proposte più o meno costose, di maggiore o minore qualità, alla portata anche delle famiglie meno abbienti. È ragionevole, quindi, aspettarsi la stessa qualità con una enorme differenza di prezzo.

È certamente di fondamentale importanza l’adozione di standard costruttivi collegati a un sistema di rating della qualità riferito esclusivamente alla durabilità prevista, in termini di anni o numero di utilizzi. Il Comitato Europeo Normazione CEN/CLC, sta lavorando proprio a questo compito di standardizzazione sul livello europeo (JCT10), un livello certamente appropriato per la normativa che impatta su una produzione, quella di elettrodomestici, ormai ben oltre i confini dei singoli mercati nazionali. Anche i 10 Regolamenti Europei del Pacchetto “Ecodesign” includono requisiti di durevolezza ed efficienza dei materiali e componenti.

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