Il “piano mutui” dell’Associazione bancaria italiana per contrastare le difficoltà di rimborso da parte delle famiglie

a cura di Maria Stella Anastasi

Con l’aumento dei tassi di interesse da parte della BCE è “emergenza” aumento delle rate dei mutui a tasso variabile per le famiglie italiane.

L’Associazione delle banche italiane (ABI) aveva già indicato alle sue consociate, con un memorandum del 9 luglio 2023, una strada per allungare la durata dei mutui a tasso variabile per chi è in regola con i pagamenti delle rate.

La misura più importante proposta da Abi a luglio è il congelamento della rata a tasso variabile per un determinato numero di mesi.

Questo significa, di fatto, allungare la durata del mutuo spalmando su più anni il debito con conseguente aumento degli interessi per il mutuatario.

Modificare il piano di ammortamento per allungare il prestito significa per la banca un ritardo nel pagamento di un debito da parte del cliente il quale, a sua volta, viene classificato “in default”.

Per l’istituto la conseguenza è l’aumento dei crediti deteriorati e degli accantonamenti mentre per chi ha un mutuo significa più interessi e difficoltà di accesso a nuovo credito.

I casi di riclassificazione del credito per i mutuatari si legano a due fattori: il ritardo di oltre 90 giorni consecutivi nel pagamento e lo sconfinamento di oltre 100 euro sul conto, cioè l’andare in rosso. In più il cliente deve superare anche la soglia di rilevanza pari all’1% dell’esposizione verso il gruppo bancario. In passato le banche avevano, di fatto, più margine di manovra. Con le nuove regole per l’Abi è cruciale intervenire sulle rate prima che siano scattati i 90 giorni di ritardo perché a quel punto la banca deve riclassificare il credito. Così il 19 luglio 2023 l’Abi ha varato un ulteriore “pacchetto” di proposte per chi invece ha ritardi nei pagamenti.

L’Abi ha diffuso una lettera circolare per promuovere l’adozione – da parte dei propri associati – di misure in favore delle famiglie con mutui a tasso variabile senza cap «al fine di attenuare gli impatti dell’incremento dei tassi d’interesse sull’importo delle rate».

Nel contempo l’associazione di categoria delle banche fa sapere tramite il suo Presidente di essere “al lavoro con il ministero dell’Economia per trovare delle possibilità di ampliamento delle misure che non sono solo di allungamento, sono anche di rinegoziazione o surroga, tutto il possibile nell’ambito delle rigide norme dell’autorità bancaria europea, l’Eba”.

Il piano dell’Abi prevede poi di alzare da 35 mila a 45 mila euro il tetto Isee per convertire il mutuo da tasso variabile a fisso per chi ha finanziamenti entro i 200 mila euro.
Per le famiglie in difficoltà c’è poi la possibilità di usare il fondo Gasparrini che prevede la sospensione della rata fino a 18 mesi per il debitore mentre gli interessi vengono versati dal fondo.

Possono accedere a questo strumento professionisti, partite Iva e lavoratori in cassa integrazione ma solo se in difficoltà economica. Ovviamente queste sono “proposte” dell’Associazione di categoria delle banche: ora toccherà al ministero dell’Economia e delle Finanze che sta esaminando le iniziative proposte dall’associazione. Solo dopo il via libera del Mef, l’Abi emanerà una circolare per presentare e dettagliare le misure alle banche.

A chi avesse problemi con il pagamento delle rate suggeriamo di contattare direttamente la propria banca e capire quale iniziativa la stessa abbia messo in campo per andare incontro ai clienti.

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