Il mare, per molti, è sinonimo di vacanza, libertà e benessere. Ma per tante famiglie italiane, soprattutto in estate, accedere alla spiaggia può trasformarsi in una voce pesante nel bilancio familiare. Tra ombrelloni, lettini, parcheggi e consumazioni obbligatorie, trascorrere una giornata in riva al mare rischia di diventare un privilegio più che un diritto.
In molte località balneari italiane, il prezzo medio per due lettini e un ombrellone si aggira tra i 25 e i 50 euro al giorno, con cifre che possono superare i 100 euro nei lidi più esclusivi o durante l’alta stagione. A questo si aggiungono i costi per parcheggio, servizi igienici (non sempre gratuiti), docce, cabine e, spesso, una consumazione obbligatoria al bar. Per una famiglia con due figli, una giornata al mare può facilmente superare i 100 euro complessivi. Secondo la legge italiana, le spiagge sono beni demaniali e, come tali, dovrebbero essere accessibili a tutti. I concessionari, pur avendo il diritto di gestire e attrezzare porzioni di litorale, sono obbligati a garantire il libero e gratuito accesso al mare, nonché la presenza di tratti di spiaggia libera.
Tuttavia, nella pratica, non sempre queste condizioni vengono rispettate. In alcune località, le spiagge libere sono ridotte all’osso o posizionate in punti scomodi e poco curati. In altri casi, vengono “circondate” da stabilimenti privati, rendendo difficile o scomodo il passaggio, soprattutto per anziani, famiglie con bambini o persone con disabilità. Chi frequenta gli stabilimenti balneari ha diritto a ricevere un servizio chiaro e trasparente. I prezzi devono essere esposti in maniera visibile e comprensibile. Ogni servizio aggiuntivo (come docce calde, cabine, uso del Wi-Fi, ecc.) deve essere chiaramente indicato nel listino. Non è lecito imporre consumazioni obbligatorie né negare l’accesso alla battigia, che deve rimanere pubblica.
I consumatori hanno inoltre diritto a ricevere una ricevuta o uno scontrino fiscale per ogni pagamento effettuato: un dettaglio spesso trascurato, ma fondamentale per garantire trasparenza e legalità. La presenza di stabilimenti privati non è di per sé un problema: offrono servizi, sicurezza, pulizia e comfort che molte persone cercano. Tuttavia, è necessario trovare un equilibrio tra iniziativa privata e bene pubblico. Le istituzioni locali hanno il dovere di vigilare sulla corretta applicazione delle norme, garantendo una quota adeguata di spiagge libere, ben mantenute e accessibili. L’estate non dovrebbe diventare una stagione di disuguaglianza. Il diritto al mare, al sole e al relax non può essere condizionato solo dalla disponibilità economica.
Rendere le spiagge davvero accessibili – non solo fisicamente, ma anche economicamente – è una sfida culturale e politica, che riguarda tutti: cittadini, amministrazioni, imprenditori e turisti. Investire in spiagge pubbliche dignitose, regolamentare in modo equo le concessioni e promuovere un turismo sostenibile sono passi concreti per restituire a tutti quel bene prezioso che è il nostro litorale.
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